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Qualche tempo fa, un gruppo di studenti dell’Istituto Pacinotti De Franceschi, di Pistoia, ha incontrato il missionario comboniano padre Lino Spezia, presso il circolo ARCI Giuseppe Garibaldi di corso Gramsci.

Nel corso dell’incontro, Padre Lino ha esordito raccontando la propria vita e la propria esperienza nel continente africano, catturando l’attenzione dei ragazzi della scuola.

Tra gli aneddoti e gli episodi narrati dal noto missionario, vi è stato quello relativo all’attentato alla propria vita che Padre Lino Spezia ha subito, soltanto dopo poche settimane che era giunto in Uganda. Più specificamente, il missionario ha raccontato che, mentre stava tornando in parrocchia, si è trovato con i suoi compagni in mezzo a colpi di mitra. In Uganda, invero, in quel periodo vi era uno stato conclamato di guerra, protrattosi per oltre dieci anni. 

Gli allievi gli hanno, poi, domandato cosa fossero i cosiddetti “bambini soldato” in Africa. Padre Spezia ha spiegato che molti ragazzi vengano rapiti dai villaggi, manipolati mentalmente, sottoposti ad una sorta di conversione,  drogati e torturati e poi costretti a commettere violenza o addirittura uccidere loro parenti. La piaga dei bambini soldato, in Africa, è estremamente preoccupante. L’età dei giovani coinvolti in questo allarmante fenomeno si aggira trai sette ed i quattordici anni.

Nel corso dell’incontro con gli alunni dell’Istituto di Pistoia, il missionario ha reso edotti gli stessi relativamente all’attività che svolge a Roma in qualità di Direttore dell’Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi. L’Acse, ha specificato, è un centro di accoglienza ed istruzione per oltre cinquecento profughi e rifugiati provenienti da quasi cento Paesi diversi. In questo centro sono presenti oltre che questa scuola di italiano ed altre materie anche un pronto soccorso ed uno studio dentistico cui prestano servizio medici volontari.

Padre Spezia ha, poi, aggiunto che oltre il 70% dei giovani africani è ancora analfabeta e la più grande gioia di gran parte di loro è imparare a scrivere il proprio nome e cognome”. 

I racconti del missionario si sono conclusi con la condivisione dello stesso della sua esperienza di concelebrante con Papa Francesco. Ha raccontando come il Santo Padre trasmetta un grande carisma ed ha la capacità di donare a ciascuno tutto il tempo necessario per entrare in confidenza con lui. 

L’incontro con i ragazzi si è concluso con un piccolo insegnamento di vita da parte del sacerdote: ha chiesto a tutti gli alunni di imparare a dire “grazie”, “per favore” e pensare sempre ad almeno cinque cose che ci rendono orgogliosi e insoddisfatti di noi stessi.

                                                                                            AVVOCATO PITORRI