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Quando si pensa a Padre Renato Bresciani, non può non emergere l’ingente influsso che il missionario comboniano ha esercitato sulle autorità governative e sui diplomatici sudanesi. Sull’esempio di Comboni, ha sovente accostato coloro che avevano autorità e che dirigevano la storia dei popoli al solo (nobile) scopo di curare lo sviluppo del paese. E’sempre stato ascoltato. 

Tra le straordinarie cose che ha potuto realizzare nel corso della sua esistenza, vi è stata  quella di far studiare, a sue spese, molti giovani, permettendo loro di recarsi all’estero in vista di un’Africa cristiana e ben preparata. Ha sempre avuto la convinzione che, così facendo, avrebbe potuto realizzare il piano di Comboni, vale a dire “salvare l’Africa con gli africani”. 

Padre Bresciani è sempre stato stimato dalle autorità sudanesi; cosa che ricambiava di buon grado.  VAl la pena rammentare, invero, che il missionario fondatore dell’Acse  è stato l’unico tra i sacerdoti comboniani ad ottenere il permesso di rientrare in Sudan dopo la grande espulsione di tutti i missionari dal Sudan meridionale nel 1964. 

Ha partecipato a molteplici incontri e feste organizzate presso l’ambasciata sudanese, a Roma. 

Sovente i governanti sudanesi  gli chiedevano consigli e suggerimenti. 

Pare Bresciani ha fatto veramente molto, nel corso della sua vita. Nel periodo in cui è stato in Italia, successivamente all’espulsione, è stato padre spirituale dei teologi comboniani (nella capitale). In quel momento ha scoperto la sua nuova vocazione: assistere gli immigrati africani e asiatici. A lui non può non andare il merito di aver visto nel fenomeno immigratorio “la missione che viene a noi”. 

Nonostante lo scetticismo e le incomprensioni da parte di qualche superiore, ha fondato l’ACSE (Associazione Comboniana Studenti Esteri) che poi è diventata Associazione Comboniana Servizio Emigranti. Nell’ACSE è racchiuso esattamente  il modo di pensare che lo ha accompagnato per tutta la vita. 
In una vecchia chiesa sconsacrata in Via del Buon consiglio, a Roma, ha aperto la sede per accogliere gli immigrati. A volte, trovandosi dinanzi a stanieri ubriachi, che gli chiedevano soldi, non avendo sempre la disponibilità economica ha subito aggressioni da costoro. Eppure, quando la sera, rientrando in comunità, i confratelli gli dicevano: “Cosa sono quei segni sulla testa?”, padre Bresciani rispondeva: “Non è niente, mi sono mosso al buio e ho battuto la testa contro una porta”. Ha sempre sostenuto: “Quando si ama, si perdona,  per questo Dio perdona sempre anche noi”.  Col suo carisma comboniano, in un anno gli immigrati passati dalle sue mani, e dal suo cuore, erano intorno ai quindicimila.

Ha sempre aiutato tutti, cercando di trovare per queste persone in difficoltà vitto, alloggio e lavoro. Ha, addirittura, lottato spesso con la polizia per difendere quei “suoi figli” cercando di giustificarli come ha potuto. 
Ha influito sulla formulazione della “legge Martelli” per gli immigrati; ha coinvolto la Chiesa di Roma nella sua opera ottenendo aiuti dal Vaticano. All’ACSE si sono aggiunti tanti volontari.

Non essendosi risparmiato in nulla (fatica,  lunghi digiuni, notti insonni, corse negli ospedali con gli ammalati), è venuto a mancare il 22 luglio 1996, a Verona.

Tra i tanti insegnamenti che ha lasciato, ricordiamo uno dei più toccanti, rivolto ai suoi immigrati: “Tra voi ho lasciato il mio cuore e con voi continuo a fare causa comune”. 

                                                                                      AVVOCATO PITORRI